San Pietro Yu Tae-ch’ol (in coreano 유대철 베드로) nacque nel 1826 in Corea e morì martire nel 1839, durante una delle più dure persecuzioni anticristiane della dinastia Joseon.
Fu un laico cattolico, appartenente a una famiglia cristiana, ed è ricordato come uno dei più giovani martiri coreani.
La Chiesa coreana dell’epoca viveva nella clandestinità: il cristianesimo era considerato sovversivo rispetto all’ordine confuciano e severamente represso dallo Stato.
Fede eroica in giovane età
Pietro Yu Tae-ch’ol si distinse per una fede sorprendentemente matura, nonostante la giovane età (circa 13 anni).
Secondo le testimonianze:
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conosceva bene la dottrina cristiana
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partecipava attivamente alla vita della comunità clandestina
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rifiutò con decisione ogni richiesta di abiura
La sua fermezza divenne motivo di incoraggiamento anche per gli adulti incarcerati con lui.
Arresto e martirio
Durante la persecuzione Gihae del 1839, Pietro Yu Tae-ch’ol fu:
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arrestato
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sottoposto a interrogatori e torture
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minacciato con la promessa di libertà in cambio della rinuncia alla fede
Rimase irremovibile e venne infine decapitato nel 1839, morendo come martire in odium fidei.